Per vent’anni ogni generazione di Wi-Fi si è presentata con lo stesso argomento: un numero più grande di quello di prima. Wi-Fi 8, che arriva sugli scaffali nei prossimi mesi, rompe la tradizione — il picco teorico resta quello di Wi-Fi 7, circa 23 Gbps — e sposta la promessa su un terreno diverso: far funzionare bene la connessione quando il segnale è debole, la casa è piena di dispositivi e la stanza è quella sbagliata.
Cosa promette davvero
Il nome tecnico è IEEE 802.11bn, e la sigla con cui il gruppo di lavoro lo descrive dice tutto: UHR, Ultra High Reliability. Gli obiettivi dichiarati sono tre, e sono tutti percentuali di miglioramento, non di velocità assoluta:
- circa il 25% di throughput in più nelle condizioni di segnale debole, cioè lontano dal router;
- circa il 25% di latenza in meno misurata sul 95° percentile, che è il modo tecnico per dire «i momenti peggiori vanno meno peggio»;
- circa il 25% di pacchetti persi in meno, con meno ritrasmissioni e meno micro-interruzioni.
È un cambio di priorità che ha senso: in una casa normale la velocità di punta non è mai stata il collo di bottiglia. Il problema è la videochiamata che si impalla quando qualcuno accende il forno a microonde, il gioco che perde un secondo nel momento sbagliato, il file che si copia a 40 MB/s in soffitta invece che a 400 in salotto.
Perché “affidabile” è più difficile di “veloce”
Aumentare la velocità di picco è, semplificando, questione di canali più larghi e modulazioni più fitte: Wi-Fi 7 è arrivato a 320 MHz e alla 4K-QAM, e da lì c’è poco margine. L’affidabilità invece si guadagna sul coordinamento: access point che si parlano fra loro invece di litigare per lo stesso canale, trasmissioni pianificate insieme, dispositivi che possono appoggiarsi a più punti di accesso contemporaneamente.
È lo stesso ragionamento che aveva portato Wi-Fi 7 a introdurre il Multi-Link Operation, la possibilità di usare più bande insieme sulla stessa connessione. Wi-Fi 8 prende quella strada e la porta oltre, verso reti in cui più apparecchi si comportano come un sistema unico invece che come vicini rumorosi.
Serve cambiare router?
Quasi certamente no, non adesso. I primi chip si sono visti al CES di gennaio, i primi router consumer sono annunciati per ottobre, ma lo standard non sarà finalizzato prima del 2028: quello che si compra oggi è basato su una bozza, e per essere pienamente conforme dovrà passare da aggiornamenti firmware che nessuno può garantire in anticipo.
Nel frattempo Wi-Fi 7 è nel suo momento migliore: gli apparecchi sono maturi, i prezzi sono scesi, e i dispositivi che lo supportano sono ormai centinaia di milioni. Se la rete di casa arranca, il problema è raramente la generazione del protocollo.
I problemi ancora aperti
- I dispositivi comandano. Un router nuovo non serve a nulla se telefono, portatile e TV non parlano la stessa generazione. Il parco installato si rinnova in cinque o sei anni, non in uno.
- La banda 6 GHz non attraversa i muri. È larga e libera, ma il calcestruzzo la ferma. In molte case il salto di prestazioni lo dà un cavo o un secondo punto di accesso, non un protocollo nuovo.
- Comprare su bozza. Chi ha vissuto le fasi “draft” delle generazioni precedenti sa come va: funziona, ma con incompatibilità che si scoprono usandolo.
- La linea a monte. Se la fibra di casa porta 1 Gbps, nessun Wi-Fi renderà internet più veloce. Migliora quello che succede dentro casa, non quello che arriva da fuori.
Suggerimento: prima di guardare i router, misura. Fai un test di velocità attaccato via cavo e uno via Wi-Fi nella stanza in cui la connessione va peggio. Se il cavo va bene e il Wi-Fi no, il problema è la copertura e si risolve con la posizione dell’apparecchio o con un secondo nodo. Se va male anche via cavo, il router non c’entra.
Cosa aspettarsi da qui in avanti
Il calendario realistico è questo: apparecchi su bozza fra fine 2026 e 2027, certificazione Wi-Fi Alliance nel 2028, diffusione vera nei telefoni e nei portatili dal 2029. Chi compra un router oggi farà bene a sceglierlo per quello che sa fare adesso — banda 6 GHz, mesh con backhaul dedicato, buona gestione dei dispositivi legacy — e non per il numero stampato sulla scatola.
La cosa più interessante di Wi-Fi 8 non è tecnica ma culturale: è la prima generazione a dichiarare apertamente che il problema da risolvere non era la velocità. Ci sono voluti vent’anni.